• 26 marzo 2018

Vero è un’app uscita nel 2015 che non ha mai avuto un gran successo, ma ora che si sentono nell’aria diversi malumori per gli ultimi problemi legati a Facebook ed alla sua punta di diamante Instagram, questo nuovo social è passato, secondo le elaborazioni di App Annie, dal numero 566 al numero uno nel giro di quattro giorni.

Questa improvvisa scalata verso la vetta, si ipotizza, sia derivata dal fastidio degli utenti nei confronti del cambio di algoritmo di Instagram si siano fatti sempre più insistenti. Cambiamenti che sono due: il News Feed non è più cronologico ma in mano alle scelte della piattaforma e l’aggiunta dei post consigliati.

Vero è nato da un uomo d’affari miliardario, Ayman Hariri, figlio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri. Il motivo per cui ha dato vita a quello che definisce “il vero social network”, parte dalla volontà di distaccarsi dalle politiche sulla privacy apportate dalle altre piattaforme.

Provandolo vediamo che la registrazione si effettua direttamente all’interno dell’app, con un codice di sicurezza inviato al numero di telefono. I contatti sono da subito identificabili in base a quattro categorie: privati, amici, conoscenti, seguaci. La scelta sta all’utente e l’altro non sarà avvisato. La classificazione serve per individuare un pubblico di riferimento per ogni post. I post vengono chiamati pubblicazioni e possono essere: foto, link, musica
(chiede l’accesso alla propria libreria/servizio streaming, ma offre in alternativa un catalogo interno), film (anche qui, catalogo), libri (idem), luoghi.

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Nella home ci sono una serie di contenuti selezionati dall’app in alto, una sezione con gli hashtag più comuni, i Prodotti in acquisto, un primo piano degli utenti e le scelte dell’editore, in basso (con riviste).

Le differenze più lampanti rispetto al panorama attuale, sono: l’assenza di pubblicità e la visualizzazione cronologica dei post, anzi pubblicazioni, l’assenza delle storie e dello streaming.

Chiaramente, anche per Vero arriverà il momento di pensare a come monetizzare, dal momento che, tenendo alto il vessillo della protezione della privacy, vuole lavorare solo una piccola quantità di dati degli utenti (giusto le informazioni base, nome, mail, numero di telefono), senza cederli a parti terze. Può guadagnare da una percentuale sui prodotti venduti via app e pensa di far partire abbonamenti di “pochi dollari all’anno” per l’uso dell’applicazione.